Follow Techotopia on Twitter

On-line Guides
All Guides
eBook Store
iOS / Android
Linux for Beginners
Office Productivity
Linux Installation
Linux Security
Linux Utilities
Linux Virtualization
Linux Kernel
System/Network Admin
Programming
Scripting Languages
Development Tools
Web Development
GUI Toolkits/Desktop
Databases
Mail Systems
openSolaris
Eclipse Documentation
Techotopia.com
Virtuatopia.com

How To Guides
Virtualization
General System Admin
Linux Security
Linux Filesystems
Web Servers
Graphics & Desktop
PC Hardware
Windows
Problem Solutions
Privacy Policy

  




 

 

NOTE: CentOS Enterprise Linux is built from the Red Hat Enterprise Linux source code. Other than logo and name changes CentOS Enterprise Linux is compatible with the equivalent Red Hat version. This document applies equally to both Red Hat and CentOS Enterprise Linux.
Linuxtopia - CentOS Enterprise Introduzione al System Administration - Informazioni specifiche su Red Hat Enterprise Linux

5.9. Informazioni specifiche su Red Hat Enterprise Linux

A seconda della vostra esperienza come amministratore di sistema, la gestione dello storage con Red Hat Enterprise Linux pu� risultare familiare oppure una cosa totalmente sconosciuta. Questa sezione affronta gli aspetti riguardanti la gestione dello storage con Red Hat Enterprise Linux.

5.9.1. Convenzioni del device naming

Come con tutti i sistemi operativi simili a Linux, Red Hat Enterprise Linux utilizza i device file per accedere all'hardware (incluso le unit� disco). Tuttavia, le convenzioni del naming per i dispositivi storage collegati, possono variare tra le diverse implementazioni Linux o implementazioni simili. Ecco come vengono chiamati i suddetti device file sotto Red Hat Enterprise Linux.

NotaNota bene
 

I nomi del dispositivo con Red Hat Enterprise Linux vengono determinati al momento dell'avvio

Quindi, le modifiche eseguite sulla configurazione hardware del sistema, possono risultare in una modifica dei device name al momento del riavvio del sistema. Per questo motivo si possono verificare alcuni problemi se i device name, presenti nei file di configurazione del sistema, non sono aggiornati in modo corretto.

5.9.1.1. File del dispositivo

Con Red Hat Enterprise Linux, i file del dispositivo per le unit� disco appaiono nella directory /dev/. Il formato per ogni file name dipende da diversi aspetti dell'hardware, e da come esso sia stato configurato. Ecco i punti pi� importanti:

  • Tipo di dispositivo

  • Unit�

  • Partizione

5.9.1.1.1. Tipo di dispositivo

Le prime due lettere di un file name di un dispositivo si riferiscono al tipo specifico di dispositivo. Per le unit� disco, ci sono due tipi di dispositivi pi� comuni:

  • sd — Il dispositivo � basato su SCSI

  • hd — Il dispositivo � di tipo 'ATA-based'

Maggiori informazioni su ATA e SCSI sono disponibili nella Sezione 5.3.2.

5.9.1.1.2. Unit�

A seguire le due lettere inerenti il tipo di dispositivo, vengono riportate le due lettere che identificano l'unit� specifica. Il designatore dell'unit� inizia con "a" per la prima unit�, "b" per la seconda, e cos� via. Per questo motivo, il primo disco fisso presente sul vostro sistema, potrebbe apparire come hda o sda.

SuggerimentoSuggerimento
 

L'abilit� di SCSI di indirizzare un grosso numero di dispositivi, necessita l'aggiunta di un secondo carattere per poter supportare i sistemi con pi� di 26 dispositivi SCSI collegati. Per questo motivo, i primi 26 dischi fissi SCSI presenti su di un sistema, verranno chiamati sda fino a sdz, i successivi 26 verranno chiamati sdaa fino a sdaz e cos� via.

5.9.1.1.3. Partizione

La parte finale del file name del dispositivo, � un numero in grado di rappresentare una partizione specifica sul dispositivo stesso, iniziando con "1." Il suddetto numero pu� essere composto da uno o due cifre, in base al numero di partizioni scritte sul dispositivo specifico. Una volta conosciuto il formato per i file name del dispositivo, � pi� facile capire a cosa ci si riferisce. Ecco alcuni esempi:

  • /dev/hda1 — La prima partizione sulla prima unit� ATA

  • /dev/sdb12 — La dodicesima partizione sulla seconda unit� SCSI

  • /dev/sdad4 — La quarta partizione sulla tredicesima unit� SCSI

5.9.1.1.4. Accesso all'intero dispositivo

Ci possono essere delle circostanze in cui � necessario accedere non solo una partizione, bens� l'intero dispositivo. Questa operazione viene normalmente eseguita quando il dispositivo non viene partizionato o non supporta partizioni standard (come ad esempio una unit� CD-ROM). In questi casi, il numero della partizione viene omesso:

  • /dev/hdc — Il terzo dispositivo ATA

  • /dev/sdb — Il secondo dispositivo SCSI

Tuttavia, molte unit� disco utilizzano le partizioni (per maggiori informazioni sul partizionamento con Red Hat Enterprise Linux, consultate la Sezione 5.9.6.1).

5.9.1.2. Alternative ai file name del dispositivo

Poich� l'aggiunta o la rimozione dei dispositivi mass storage pu� causare delle modifiche ai file name per i dispositivi esistenti, � possibile che si verifichi il caso in cui lo storage non sia disponibile al momento del riavvio del sistema. Ecco un esempio della sequenza di eventi che portano a tale problema:

  1. L'amministratore di sistema aggiunge un nuovo controller SCSI in modo tale che due nuove unit� SCSI possono essere aggiunte al sistema (il bus SCSI esistente � completamente pieno)

  2. Le unit� SCSI originali (incluso la prima unit� presente sul bus:/dev/sda) non vengono modificate in alcun modo

  3. Questo sistema viene riavviato

  4. L'unit� SCSI formalmente conosciuta come /dev/sda possiede ora un nuovo nome, poich� la prima unit� SCSI sul nuovo controller � ora /dev/sda

In teoria potrebbe essere un grosso problema. Tuttavia in pratica lo � di rado. � raramente un problema per un certo un numero di fattori. Come prima cosa le riconfigurazioni hardware di questo tipo accadono molto raramente. In secondo luogo � probabile che l'amministratore di sistema ha previsto un downtime per eseguire le modifiche necessarie; i periodi di downtime richiedono una pianificazione molto meticolosa, in quanto il lavoro fatto non deve richiedere un periodo superiore al tempo previsto. Questa pianificazione presenta il beneficio di evidenziare qualsiasi problematica relativa alle modifiche del nome del dispositivo.

Tuttavia alcune organizzazioni e configurazioni di sistema con molta probabilit� si troveranno di fronte a tale problema. Le organizzazioni che necessitano delle riconfigurazioni frequenti dello storage, in modo da soddisfare le proprie esigenze, spesso utilizzano un hardware in grado di eseguire una riconfigurazione senza la necessit� di un periodo di downtime. Questo tipo di hardware hotpluggable facilita la rimozione o l'aggiunta di storage. In tali circostanze le problematiche riguardanti il naming del dispositivo possono diventare un vero e proprio problema. Fortunatamente Red Hat Enterprise Linux presenta dei contenuti che rende meno problematico le modifiche del nome del dispositivo.

5.9.1.2.1. File System Label

Alcuni file system (i quali verranno affrontati pi� in avanti nella Sezione 5.9.2) hanno la possibilit� di conservare un label — un carattere che pu� essere utilizzato per identificare unicamente i dati contenuti dal file system. I label possono essere utilizzati quando si monta il file system, eliminando la necessit� di utilizzare il nome del dispositivo.

I label di un file system funzionano molto bene; tuttavia, essi devono essere unici. Se sono presenti pi� di un file system con lo stesso label, � possibile che l'accesso al file system desiderato non sia possibile. Notate che anche le configurazioni del sistema che non utilizzano un file system (per esempio alcuni database) non possono trarre vantaggio dai label di un file system.

5.9.1.2.2. Utilizzo di devlabel

Il software devlabel cerca di far fronte al problema del naming del dispositivo in modo diverso rispetto ai label del file system. Il software devlabel viene eseguito da Red Hat Enterprise Linux ogni qualvolta che viene eseguito il riavvio del sistema (e ogni qualvolta i dispositivi hotpluggable vengono inseriti o rimossi)

Quando viene eseguito devlabel, esso legge i propri file di configurazione (/etc/sysconfig/devlabel) in modo da ottenere un elenco di dispositivi per i quali � responsabile. Per ogni dispositivo presente nell'elenco, � disponibile un link simbolico (scelto dall'amministratore di sistema) e un UUID del dispositivo (Universal Unique IDentifier).

Il comando devlabel assicura che il link simbolico si riferisca sempre al dispositivo specificato originariamente — anche se il nome del dispositivo � stato modificato. In questo modo, un amministratore di sistema � in grado di configurare un sistema in modo da far riferimento a /dev/projdisk invece di /dev/sda12.

Poich� l'UUID viene ottenuto direttamente dal dispositivo, devlabel deve solo eseguire una ricerca per l'UUID corrispondente, e aggiornare il link simbolico in modo appropriato.

Per maggiori informazioni su devlabel, consultate Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide.

5.9.2. Informazioni di base sui file system

Red Hat Enterprise Linux include un supporto per numerosi file system, rendendo possibile cos� l'accesso ai file system presenti su altri sistemi operativi.

Questo � particolarmente utile in scenari di tipo dual-boot, e quando si migrano file da un sistema operativo ad un altro.

I file system supportati includono (ma non si limitano al seguente elenco):

  • EXT2

  • EXT3

  • NFS

  • ISO 9660

  • MSDOS

  • VFAT

Le seguenti sezioni affrontano in modo pi� dettagliato i file system pi� comuni.

5.9.2.1. EXT2

Fino a poco tempo f� i file system ext2 rappresentavano i file system standard di Linux. Per questo motivo, il suddetto file system � stato provato in modo molto accurato ed � considerato oggi uno dei pi� robusti in uso.

Tuttavia, non vi � un file system perfetto, e ext2 non f� eccezione. Un problema che viene comunemente riportato � quello relativo ad un controllo molto lungo sull'integrit� di un file system, se il sistema non � stato terminato in modo corretto. Mentre questa caratteristica non � unica di ext2, la popolarit� di ext2, combinata con l'avvento di unit� disco pi� grandi, ha portato ad un controllo sull'integrit� del file system sempre maggiore. Per questo motivo, era necessario trovare un'alternativa.

La seguente sezione descrive l'approccio preso per risolvere questo problema presente in Red Hat Enterprise Linux.

5.9.2.2. EXT3

Il file system ext3 viene creato usando ext2 e aggiungendo le capacit� del journaling al codebase di ext2. Come file system journaling, ext3 mantiene costante lo stato del file system, eliminando la necessit� dei controlli sull'integrit�.

Questo pu� essere eseguito scrivendo tutte le modifiche del file system su di un journal su disco, il quale viene rimosso a intervalli regolari. Dopo il verificarsi di un evento inaspettato (come ad esempio un crash del sistema o un abbassamento di tensione), l'unica operazione che necessita di essere eseguita prima di rendere disponibile il file system, � quella di processare i contenuti del journal; in molti casi il tempo necessario per tale operazione � pari ad un secondo.

Poich� il formato dei dati di ext3 presenti sul disco � basato su ext2, � possibile accedere ad un file system ext3 su qualsiasi sistema in grado di leggere e scrivere un file system ext2 (senza il beneficio del journaling). Questo processo pu� rappresentare un grande beneficio per le organizzazioni che presentano alcuni sistemi ext3 ed altri ext2.

5.9.2.3. ISO 9660

Nel 1987, l'International Organization for Standardization (conosciuta come ISO), ha rilasciato il 9660 standard. ISO 9660 definisce come rappresentare i file su CD-ROM. Gli amministratori di sistema di Red Hat Enterprise Linux potranno vedere i dati formattati utilizzando ISO 9660 in due luoghi:

  • CD-ROM

  • File (generalmente riferiti come immagini ISO) contenenti file system ISO 9660 completi, da scrivere su media CD-R o CD-RW

L'ISO 9660 standard di base � limitato nelle sue funzionalit�, maggiormente se confrontato a file system pi� moderni. I file name possono avere un massimo di otto caratteri ed � permessa una estensione massima di tre caratteri. Tuttavia, diverse estensioni sono diventate molto comuni col trascorrere degli anni:

  • Rock Ridge — Utilizza i campi unificati in ISO 9660, per fornire un supporto per contenuti del tipo file name 'long mixed-case', link simbolici, e directory nidificate (in altre parole, directory in grado di contenere altre directory)

  • Joliet — Una estensione dell'ISO 9660 standard, sviluppato da Microsoft per permettere ai CD-ROM di contenere file name molto lunghi, utilizzando l'impostazione con caratteri di tipo Unicode

Red Hat Enterprise Linux � in grado di interpretare correttamente i file system ISO 9660 utilizzando le estensioni Rock Ridge e Joliet

5.9.2.4. MSDOS

Red Hat Enterprise Linux � in grado di supportare i file system di altri sistemi operativi. Come indicato dal nome per i file system di msdos, il sistema operativo originale in grado di supportare questo file system era l'MS-DOS® di Microsoft. Come in MS-DOS, un sistema Red Hat Enterprise Linux che accede un file system di msdos, � limitato a 8.3 file name. Allo stesso modo altri attributi come i permessi e l'ownership, non possono essere cambiati. Tuttavia, dal punto di vista di un file, il file system msdos � pi� che sufficiente per adempiere al proprio compito.

5.9.2.5. VFAT

Il file system vfat � stato utilizzato per la prima volta dal sistema operativo Windows® 95 di Microsoft. Un miglioramento rispetto al file system di msdos, i file name su di un sistema vfat possono essere pi� lunghi dei file name 8.3 di msdos. Tuttavia i permessi e l'ownership non possono essere cambiati.

5.9.3. Montaggio dei file system

Per accedere ogni file system � necessario prima montarlo. Montando un file system, indicherete a Red Hat Enterprise Linux di creare una partizione specifica (su di un dispositivo specifico) disponibile per il sistema. Allo stesso modo, quando l'accesso ad un file system particolare non � pi� desiderato, � necessario eseguire l'operazione di umount dello stesso.

Per poter montare qualsiasi file system � necessario specificare quanto segue:

  • Un modo per identificare unicamente il disco fisso e la partizione desiderata, come ad esempio il file name del dispositivo, il label del file system, o il devlabel-managed symbolic link

  • Una directory per mezzo della quale il file system montato deve essere disponibile (conosciuto anche come un mount point)

Le seguenti sezioni affrontano i mount point in modo dettagliato.

5.9.3.1. Mount Point

Se non avete una certa familiarit� con i sistemi operativi di Linux (o simili), il concetto di mount point potrebbe sembrare un p� strano. Tuttavia, esso rappresenta uno dei metodi pi� flessibili e potenti per la gestione dei file system. Come molti altri sistemi operativi, una specificazione completa include il nome del file, diversi modi per l'identificazione della directory specifica nella quale risiede il file, e alcuni mezzi per identificare il dispositivo fisico sul quale pu� essere trovato il file.

Con Red Hat Enterprise Linux, viene utilizzato un approccio leggermente diverso. Come con altri sistemi operativi, una specificazione completa di un file include il nome e la directory nella quale il file risiede. Tuttavia non vi � alcun indicatore esplicito del dispositivo.

Il motivo � dato dal mount point. Su altri sistemi operativi, vi � una gerarchia della directory per ogni partizione. Tuttavia, sui sistemi simili a Linux c'� solo una gerarchia per l'intero sistema, e la suddetta gerarchia � valida anche per partizioni multiple. La chiave � il mount point. Quando viene montato un file system, lo stesso file system viene reso disponibile come un insieme di subdirectory sotto il mount point specificato.

Tale apparente difetto, in realt� risulta essere uno dei lati positivi. Infatti � possibile l'espansione di un file system di Linux, con ogni directory in grado di agire come un mount point per uno spazio aggiuntivo del disco.

Per esempio, considerate un sistema Red Hat Enterprise Linux che contiene una directory foo nella propria directory root; il percorso completo per la directory sar� /foo/. Successivamente considerate un sistema con una partizione da montare, e che il suo mount point sia /foo/. Se la suddetta partizione presenta un file chiamato bar.txt nella sua directory superiore, una volta montata la partizione, sarete in grado di accedere il file con il seguente:

/foo/bar.txt

In altre parole, una volta montata la partizione, qualsiasi file letto oppure scritto in qualsiasi luogo sotto la directory /foo/, sar� letto da o scritto sulla stessa partizione.

Un mount point comunemente usato su molti sistemi Red Hat Enterprise Linux � /home/ — questo perch� le directory di login per tutti gli account dell'utente, si trovano normalmente sotto /home/. Se si utilizza /home/ come mount point, tutti i file degli utenti vengono scritti su di una partizione apposita, e non riempiranno il file system del sistema operativo.

SuggerimentoSuggerimento
 

Poich� un mount point rappresenta solo una directory ordinaria, � possibile scrivere i file in una directory che viene utilizzata pi� avanti come mount point. Se ci� accade, cosa potr� accadere ai file che sono presenti nella directory originale?

Fino a quando la partizione � montata sulla directory, i file risultano non accessibili (il file system montato appare al posto dei contenuti della directory). Tuttavia, i file non verranno intaccati e saranno accessibili dopo aver eseguito una procedura di unmount della partizione.

5.9.3.2. Controllare cosa � stato montato

In aggiunta al montaggio e smontaggio dello spazio del disco, � possibile controllare anche cosa � stato montato. Sono disponibili diversi modi per eseguire questo processo:

  • Visualizzando /etc/mtab

  • Visualizzando /proc/mounts

  • Emettendo il comando df

5.9.3.2.1. Visualizzando /etc/mtab

Il file /etc/mtab � un file normale che viene aggiornato dal programma mount ogni qualvolta i file system vengono montati o smontati. Ecco un esempio di /etc/mtab:

/dev/sda3 / ext3 rw 0 0
none /proc proc rw 0 0
usbdevfs /proc/bus/usb usbdevfs rw 0 0
/dev/sda1 /boot ext3 rw 0 0
none /dev/pts devpts rw,gid=5,mode=620 0 0
/dev/sda4 /home ext3 rw 0 0
none /dev/shm tmpfs rw 0 0
none /proc/sys/fs/binfmt_misc binfmt_misc rw 0 0

NotaNota bene
 

Il file /etc/mtab deve essere utilizzato per visualizzare lo stato dei file system attualmente montati. Non deve essere modificato manualmente.

Ogni riga rappresenta un file system attualmente montato e contiene i seguenti campi (da destra a sinistra):

  • La specificazione del dispositivo

  • Il mount point

  • Il tipo di file system

  • Sia che il file system sia stato montato in sola lettura (ro) o lettura e scrittura (rw), insieme con altre opzioni di montaggio

  • Due campi non utilizzati che riportano degli zeri (per una compatibilit� con /etc/fstab[1])

5.9.3.2.2. Visualizzando /proc/mounts

Il file /proc/mounts f� parte del proc virtual file system. Come con altri file sotto /proc/, il "file" mounts non risulta esistente su qualsiasi unit� disco presente sul vostro sistema Red Hat Enterprise Linux.

Infatti, esso non risulta essere un file; ma risulta essere una rappresentazione dello stato del sistema, resa disponibile (dal kernel di Linux) sotto forma di file.

Usando il comando cat /proc/mounts, possiamo visualizzare lo stato di tutti i file system montati:

rootfs / rootfs rw 0 0
/dev/root / ext3 rw 0 0
/proc /proc proc rw 0 0
usbdevfs /proc/bus/usb usbdevfs rw 0 0
/dev/sda1 /boot ext3 rw 0 0
none /dev/pts devpts rw 0 0
/dev/sda4 /home ext3 rw 0 0
none /dev/shm tmpfs rw 0 0
none /proc/sys/fs/binfmt_misc binfmt_misc rw 0 0

Come possiamo vedere dall'esempio sopra riportato, il formato di /proc/mounts risulta essere molto simile a quello di /etc/mtab. Vi sono un certo numero di file system montati che non hanno nulla a che fare con le unit� disco. Tra di essi si annoverano lo stesso file system /proc/ (insieme con altri sue file system montati sotto /proc/), pseudo-ttys e la memoria condivisa.

Mentre il formato risulta essere non molto semplice, riferirsi a /proc/mounts, risulta essere il modo migliore per essere sicuri al 100% di sapere cosa � stato montato sul vostro sistema Red Hat Enterprise Linux, in quanto il kernel � in grado di fornire queste informazioni. Altri metodi possono, in alcuni casi, essere non accurati.

Tuttavia, molto spesso vi troverete ad usare un comando in grado di fornire output pi� semplici (e utili) da leggere. La sezione successiva descrive il suddetto comando.

5.9.3.2.3. Emissione del comando df

Usando /etc/mtab o /proc/mounts sarete in grado di sapere i file system attualmente montati. Molto spesso sarete pi� interessati in un aspetto particolare riguardante i file system attualmente montati — la quantit� di spazio disponibile su di essi.

Per questo motivo � possibile usare il comando df. Di seguito vengono riportati alcuni esempi di output di df:

Filesystem           1k-blocks      Used Available Use% Mounted on
/dev/sda3              8428196   4280980   3719084  54% /
/dev/sda1               124427     18815     99188  16% /boot
/dev/sda4              8428196   4094232   3905832  52% /home
none                    644600         0    644600   0% /dev/shm

Alcune differenze tra /etc/mtab e /proc/mount sono facilmente visibili:

  • Viene visualizzato un testo facile da leggere

  • Con l'eccezione del file system della memoria condivisa, vengono mostrati solo i file system basati sul disco

  • Vengono visualizzati la misura totale, lo spazio utilizzato, lo spazio disponibile e la percentuale in uso

L'ultimo punto risulta probabilmente essere il pi� importante, in quanto ogni amministratore di sistema deve eventualmente far fronte al problema della carenza di spazio. Con df risulta pi� semplice identificare il problema.

5.9.4. Storage accessibile dalla rete con Red Hat Enterprise Linux

Sono presenti due tipi di tecnologie per l'implementazione di uno storage accessibile attraverso la rete con Red Hat Enterprise Linux:

  • NFS

  • SMB

Le seguenti sezioni descrivono le suddette tecnologie.

5.9.4.1. NFS

Come indicato dal nome, il Network File System (conosciuto come NFS) � un file system che pu� essere accesso tramite un collegamento di rete. Con altri file system, il dispositivo storage deve essere collegato direttamente al sistema locale. Tuttavia, con NFS questo processo non rappresenta una necessit�, rendendo possibile cos� l'implementazione di diverse configurazioni, da server centralizzati del file system ai sistemi computerizzati senza disco.

Tuttavia diversamente da altri file system, NFS non indica alcun formato specifico su-disco. Esso si affida invece al supporto nativo del file system del sistema operativo, in modo da controllare l'I/O attuale per l'unit� del disco locale. NFS rende il file system disponibile a qualsiasi sistema operativo che esegue un client NFS compatibile.

Anche se originario della tecnologia UNIX e Linux, vale la pena notare che le implementazioni client NFS esistono anche per altri sistemi operativi, rendendo NFS una tecnica utile per condividere i file con diverse piattaforme.

Il server NFS utilizza il file di configurazione /etc/exports per controllare quale file system sia disponibile per il client. Per maggiori informazioni controllare la pagina man exports(5) e Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide.

5.9.4.2. SMB

SMB � l'acronimo di Server Message Block ed � il nome per il protocollo di comunicazione utilizzato da vari sistemi operativi prodotti da Microsoft. SMB rende possibile la condivisione dello storage attraverso una rete. Le implementazioni odierne spesso utilizzano TCP/IP come mezzi di trasporto; precedentemente lo era NetBEUI.

Red Hat Enterprise Linux supporta SMB tramite il programma del server Samba. Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide include le informazioni su come configurare Samba.

5.9.5. Montaggio automatico del file system con /etc/fstab

Se avete installato un nuovo sistema Red Hat Enterprise Linux, tutte le partizioni del disco definite e/o create durante l'installazione, sono configurate in modo da essere montate automaticamente ogni qualvolta il sistema esegue un riavvio. Tuttavia, cosa pu� accadere quando le unit� disco addizionali vengono aggiunte ad un sistema dopo aver eseguito l'installazione? La risposta � "niente" in quanto il sistema non � stato configurato per montarle in modo automatico. Tuttavia questo processo � facilmente modificabile.

La risposta si trova nel file /etc/fstab. Questo file viene usato per controllare i file system montati al momento dell'avvio del sistema, ed anche per fornire i valori di default per altri file system che possono essere montati manualmente. Ecco un esempio di file /etc/fstab:

LABEL=/              /                    ext3    defaults        1 1
/dev/sda1            /boot                ext3    defaults        1 2
/dev/cdrom           /mnt/cdrom           iso9660 noauto,owner,kudzu,ro 0 0
/dev/homedisk        /home                ext3    defaults        1 2
/dev/sda2            swap                 swap    defaults        0 0

Ogni riga rappresenta un file system e contiene i seguenti campi:

  • Indicatore del file system — Esso pu� essere per i file system basati sul disco, sia un file name del dispositivo (/dev/sda1), una specificazione del label del file sistem (LABEL=/), oppure un link simbolico gestito da devlabel (/dev/homedisk)

  • Mount point — Ad eccezione delle partizioni swap, questo campo specifica il mount point utilizzato quando il file system � montato (/boot)

  • Tipo di file system — Il tipo di file system presente sul dispositivo specificato (notate che auto pu� essere specificato in modo da selezionare una individuazione automatica del file system da montare, tale procedura pu� essere molto utile per le unit� di media in grado di essere rimossi, come ad esempio i dischetti)

  • Opzioni mount — Un elenco di opzioni separato da una virgola, in grado di essere usato per controllare il comportamento di mount (noauto,owner,kudzu)

  • Dump frequency — Se viene usata la utility di backup dump, il numero presente in questo campo controlla la gestione di dump del file system specificato

  • Ordine di controllo dei file system — Controlla l'ordine con il quale il controllore del file system fsck controlla l'integrit� dei file system

5.9.6. Aggiunta/rimozione dello storage

Mentre molte delle fasi necessarie per aggiungere o rimuovere lo storage dipendono pi� dall'hardware del sistema che dal software, ci sono alcuni aspetti della procedura specifici per il vostro ambiente operativo. Questa sezione esplora le fasi necessarie per aggiungere e rimuovere lo storage specifico per Red Hat Enterprise Linux.

5.9.6.1. Aggiunta dello storage

Il processo per l'aggiunta di storage ad un sistema Red Hat Enterprise Linux � relativamente molto semplice. Ecco le fasi specifiche di Red Hat Enterprise Linux:

  • Partizionamento

  • Formattazione delle partizioni

  • Aggiornamento di /etc/fstab

Le seguenti sezioni affrontano le fasi in modo pi� dettagliato.

5.9.6.1.1. Partizionamento

Una volta installata l'unit� disco, � tempo di creare una o pi� partizioni per rendere disponibile lo spazio presente su Red Hat Enterprise Linux.

Ci sono molteplici modi per eseguire quanto detto:

  • Usare il programma utility della linea di comando fdisk

  • Utilizzando parted, un altro programma utility della linea di comando

Anche se i tool possono essere diversi, le fasi di base sono le stesse. Nel seguente esempio vengono riportati i comandi necessari per eseguire queste fasi usando fdisk:

  1. Selezionare la nuova unit� disco (il nome dell'unit� pu� essere identificato seguendo le convenzioni per il naming del dispositivo affrontate nella Sezione 5.9.1). Utilizzando fdisk, � necessario includere il nome del dispositivo quando iniziate fdisk:

    fdisk /dev/hda
                    
  2. Visualizzate la tabella riguardante la partizione dell'unit� disco, in modo da assicurarvi che l'unit� da partizionare sia quella corretta. Nel nostro esempio, fdisk visualizza la suddetta tabella utilizzando il comando p:

    Command (m for help): p
    
    Disk /dev/hda: 255 heads, 63 sectors, 1244 cylinders
    Units = cylinders of 16065 * 512 bytes
    
       Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
    /dev/hda1   *         1        17    136521   83  Linux
    /dev/hda2            18        83    530145   82  Linux swap
    /dev/hda3            84       475   3148740   83  Linux
    /dev/hda4           476      1244   6176992+  83  Linux
                    
  3. Cancellate le partizioni non desiderate presenti sulla nuova unit� disco. Questa procedura pu� essere eseguita utilizzando il comando d in fdisk:

    Command (m for help): d
    Partition number (1-4): 1

    Tale processo sar� ripetuto per tutte le partizioni non necessarie presenti sull'unit� disco.

  4. Create la nuova partizione, assicuratevi di specificare la misura desiderata ed il tipo di file system. Utilizzando fdisk � necessario seguire un processo a due fasi — la prima � quella di creare la partizione (usando il comando n):

    Command (m for help): n
    Command action
       e   extended
       p   primary partition (1-4)
    
    p 
    
    Partition number (1-4): 1
    First cylinder (1-767): 1
    Last cylinder or +size or +sizeM or +sizeK: +512M 
                    

    La seconda � quella di impostare il tipo di file system (utilizzando il comando t):

    Command (m for help): t
    Partition number (1-4): 1
    Hex code (type L to list codes): 82
                    

    Il tipo di partizione 82 rappresenta una partizione swap di Linux.

  5. Salvate le vostre modifiche e uscite dal programma di partizione. Questo pu� essere fatto in fdisk utilizzando il comando w:

    Command (m for help): w
                    

AttenzioneAvvertenza
 

Quando partizionate la vostra nuova unit� disco, � necessario assicurarsi che l'unit� da partizionare sia quella corretta. In caso contrario, potreste partizionare una unit� gi� in uso, causando una perdita di dati.

Assicuratevi altres� che abbiate precedentemente deciso la misura di partizionamento migliore. Affrontate questa fase in modo appropriato, in quanto la modifica della misura in un secondo momento, potrebbe risultare un processo molto difficoltoso.

5.9.6.1.2. Formattare le partizioni

La formattazione delle partizioni con Red Hat Enterprise Linux viene eseguita usando il programma utility mkfs. Tuttavia, mkfs non esegue il lavoro di scrittura delle informazioni specifiche del file system su di una unit� disco; al contrario esso passa il controllo ad uno dei programmi che in effetti crea il file system stesso.

Questo � il momento giusto per dare uno sguardo alla pagina man di mkfs.<fstype> per il file system che avete selezionato. Per esempio, controllate la pagina man di mkfs.ext3, per poter consultare le diverse opzioni disponibili quando si crea un nuovo file system. In generale i programmi mkfs.<fstype> forniscono dei default per la maggior parte delle configurazioni; ecco alcune delle opzioni che gli amministratori di sistema cambiano pi� di frequente:

  • Impostare un 'volume label' per un utilizzo futuro in /etc/fstab

  • Su dischi fissi molto grandi, impostare una percentuale pi� bassa di spazio riservata per il super-utente

  • Impostare una misura del blocco non-standard e/o byte per un inode per quelle configurazioni che devono supportare sia file molto grandi che file molto piccoli

  • Controllare la presenza di blocchi non corretti prima di eseguire la formattazione

Una volta creati i file system su tutte le partizioni appropriate, l'unit� disco � configurata correttamente ed � pronta all'uso.

Successivamente, � sempre consigliabile controllare quello che avete svolto, montando manualmente le partizioni e assicurandovi che tutto sia in ordine. Una volta controllato il tutto, � tempo di configurare il vostro sistema Red Hat Enterprise Linux in modo da montare automaticamente il nuovo file system, ogni qualvolta che si esegue una procedura di riavvio.

5.9.6.1.3. Aggiornamento di /etc/fstab

Come mostrato in la Sezione 5.9.5, dovete aggiungere le righe necessarie su /etc/fstab, in modo da assicurarvi che il nuovo file system venga montato ogni volta che si esegue una procedura di riavvio. Una volta aggiornato /etc/fstab, testate il vostro lavoro emettendo un mount "incompleto", specificando solo il dispositivo o il mount point. Qualcosa di simile ai seguenti comandi risulta essere sufficiente:

mount /home
mount /dev/hda3

(Sostituire /home o /dev/hda3 con il mount point o con il dispositivo idoneo alla vostra situazione.)

Se la voce /etc/fstab risulta essere corretta, mount � in grado di ottenere le informazioni, completando le operazioni di montaggio.

A questo punto potete essere sicuri che /etc/fstab sia configurato correttamente in modo da montare automaticamente il nuovo storage, ogni volta che il sistema esegue un avvio (ma se siete in grado di eseguire un riavvio rapido, eseguitelo — solo per essere maggiormente sicuri).

5.9.6.2. Rimozione dello storage

Il processo di rimozione dello storage da un sistema Red Hat Enterprise Linux risulta essere molto semplice. Ecco le fasi specifiche per Red Hat Enterprise Linux:

  • Rimuovere le partizioni dell'unit� disco da /etc/fstab

  • Eseguire una procedura di unmount delle partizioni attive dell'unit�

  • Cancellate i contenuti dell'unit� disco

Le seguenti sezioni affrontano questi argomenti in modo pi� dettaglaito

5.9.6.2.1. Rimuovere le partizioni dell'unit� disco da /etc/fstab

Usando l'editor di testo, rimuovete la riga corrispondente alla partizione dell'unit� disco presente nel file /etc/fstab. Potete identificare le righe corrette seguendo uno dei metodi riportati:

  • Far corrispondere il mount point della partizione con le directory presenti nella seconda colonna di /etc/fstab

  • Far corrispondere il file name del dispositivo con i nomi presenti nella prima colonna di /etc/fstab

SuggerimentoSuggerimento
 

Assicuratevi di andare alla ricerca di qualsiasi riga in /etc/fstab, in grado di identificare le partizioni swap da rimuovere presenti sull'unit� disco; esse possono facilmente sfuggire al vostro controllo.

5.9.6.2.2. Interruzione dell'accesso con umount

Successivamente, � necessario interrompere gli accessi all'unit� disco. Per le partizioni che presentano dei file system attivi, ci� viene eseguito usando il comando umount. Se esiste sull'unit� disco una partizione di swap, quest'ultima deve essere disattivata con il comando swapoff, oppure � necessario riavviare il sistema.

Per eseguire una procedura di unmount con il comando umount, � necessario specificare il file name del dispositivo, oppure il mount point della partizione:

umount /dev/hda2
umount /home
            

� possibile eseguire una procedura di unmount per una partizione, solo se quest'ultima non � in uso. Se invece non � possibile eseguire una tale procedura in un runlevel normale, eseguite l'avvio in modalit� rescue, e rimuovere la voce /etc/fstab della partizione.

Se usate swapoff per disabilitare lo swapping su di una partizione, � necessario specificare il file name del dispositivo che rappresenta la partizione di swap:

swapoff /dev/hda4
            

Se non � possibile disabilitare lo swapping per una partizione di swap usando swapoff, eseguite l'avvio in modalit� rescue, e rimuovete la voce /etc/fstab della partizione.

5.9.6.2.3. Cancellare i contenuti dell'unit� disco

Cancellare i contenuti di una unit� disco con Red Hat Enterprise Linux � un processo molto semplice.

Dopo avere eseguito una procedura di unmount delle partizioni dell'unit� disco, emettere il seguente comando (come utente root):

badblocks -ws <device-name>

Dove <device-name> rappresenta il file name dell'unit� disco che desiderate cancellare, escluso il numero della partizione. Per esempio, /dev/hdb per la seconda unit� ATA.

Il seguente output viene visualizzato mentre viene eseguito badblocks:

Writing pattern 0xaaaaaaaa: done                        
Reading and comparing: done                        
Writing pattern 0x55555555: done                        
Reading and comparing: done                        
Writing pattern 0xffffffff: done                        
Reading and comparing: done                        
Writing pattern 0x00000000: done                        
Reading and comparing: done                        

Ricordate che badblocks � in grado di scrivere quattro pattern di dati su ogni blocco presente sull'unit� disco. Per unit� molto grandi, questo processo pu� richiedere del tempo — molto spesso delle ore.

ImportanteImportante
 

Molte compagnie (e agenzie governative), presentano metodi specifici per la cancellazione dei dati dalle unit� disco, da altri media e per la loro conservazione. In questo caso assicuratevi sempre di aver capito e seguito questi requisiti; in molti casi se non si osservano i suddetti requisiti, si pu� andare incontro a problemi legali. L'esempio sopra riportato non dove essere considerato il metodo ultimo per la cancellazione dei dati da una unit�.

Tuttavia, risulta essere molto pi� efficace che usare il comando rm. Questo perch� quando cancellate un file usando rm, esso viene segnato solo come cancellato — in effetti il contenuto del file non viene cancellato.

5.9.7. Implementazione dei Disk Quota

Red Hat Enterprise Linux � in grado di monitorare l'utilizzo dello spazio del disco in base all'utente e al gruppo, utilizzando i disk quota. La seguente sezione fornisce una panoramica dei contenuti presenti nei disk quota con Red Hat Enterprise Linux.

5.9.7.1. Alcune informazioni sui disk quota

Con Red Hat Enterprise Linux, i disk quota presentano le seguenti caratteristiche:

  • Implementazione per file system

  • Controllo dello spazio per ogni utente

  • Controllo dello spazio per ogni gruppo

  • Controllo sull'utilizzo del blocco del disco

  • Controllo sull'utilizzo dell'inode del disco

  • Limiti hard

  • Limiti soft

  • Grace period

Le seguenti sezioni descrivono le suddette caratteristiche in modo pi� dettagliato.

5.9.7.1.1. Implementazione per file system

Con Red Hat Enterprise Linux i disk quota possono essere usati in base al sistema. In altre parole, i disk quota possono essere abilitati o disabilitati in modo individuale per ogni file system.

Ci� garantisce una certa flessibilit� all'amministratore di sistema. Per esempio, se la directory /home/ era presente sul proprio file system, i disk quota possono essere abilitati nel file system stesso, imponendo un uso equo del disco da parte di tutti gli utenti. Tuttavia il file system root potrebbe essere lasciato senza disk quotas, eliminando la complessit� della gestione dei disk quota stessi su di un file system dove risiede il solo sistema operativo.

5.9.7.1.2. Controllo dello spazio in base all'utente

Disk quotas � in grado di controllare lo spazio per ogni utente. Ci� significa che l'utilizzo fatto da ogni utente � controllato in modo individuale. Inoltre le limitazioni relative all'uso (questo argomento viene affrontato nelle sezioni successive) viene stabilito in base ad ogni utente.

Avendo la possibilit� di controllare e imporre ad ogni utente un determinato uso del disco, � possibile per ogni amministratore di sistema, assegnare limiti diversi a seconda della responsabilit� e delle necessit� dello storage di ogni utente.

5.9.7.1.3. Controllo dello spazio per ogni gruppo

I disk quota sono anche in grado di eseguire un controllo sull'utilizzo dello spazio del disco in base al gruppo. Questa operazione risulta essere ideale per ogni organizzazione che utilizza i gruppi per combinare utenti diversi all'interno di una risorsa singola di un progetto.

Impostando i group-wide disk quota, l'amministratore di sistema � in grado di gestire pi� facilmente l'utilizzo dello storage, dando agli utenti individuali solo il disk quota necessario per il loro uso privato, mentre saranno in grado d'impostare disk quota pi� grandi, idonei per progetti che necessitano un numero di utenti maggiore. Questo processo risulta essere particolarmente utile per quelle organizzazioni che usano un meccanismo "chargeback", per assegnare i costi del centro dati a quelle sezioni ed ai team, che fanno uso delle risorse del centro dati.

5.9.7.1.4. Controllo sull'utilizzo del blocco del disco

Il disk quota � in grado di controllare l'utilizzo del blocco del disco. Poich� tutti i dati conservati su di un file system sono conservati in blocchi, i disk quotas sono in grado di correlare direttamente i file creati e cancellati su di un file system con la quantit� di storage richiesto dai file in questione.

5.9.7.1.5. Controllo sull'utilizzo dell'inode del disco

In aggiunta al controllo sull'uso del blocco del disco, il disk quota � in grado di controllare anche l'utilizzo dell'inode. Con Red Hat Enterprise Linux, gli inode vengono usati per conservare diverse parti del file system, ma quello che pi� conta � che gli inode contengono le informazioni per ogni file. Per questo motivo, controllando l'utilizzo dell'inode, � possibile monitorare la creazione di nuovi file.

5.9.7.1.6. Limiti hard

Il limite hard rappresenta il numero massimo di blocchi (o inodi) che possono essere usati momentaneamente da un utente (o gruppo). Ogni tentativo di utilizzare un blocco o un inode singolo superiore a tale limite � destinato a fallire.

5.9.7.1.7. Limiti soft

Un limite soft � il numero massimo di blocchi (o inodi) che possono essere usati permanentemente da un utente (o gruppo).

Il limite soft viene impostato generalmente al di sotto del limite hard. Ci� permette a tutti gli utenti di eccedere temporaneamente il loro limite soft, permettendo cos� di portare a termine il proprio compito, e conferendo loro un tempo sufficiente durante il quale essi possono controllare i propri file scendendo cos� al di sotto del proprio limite soft.

5.9.7.1.8. Grace Period

Come precedentemente accennato, qualsiasi uso riguardante il disco che vada oltre il limite soft, � temporaneo. � il cos� detto 'grace period' che determina il periodo nel quale un utente (o gruppo), pu� estendere il proprio uso al di sopra del limite soft, avvicinandosi al proprio limite hard.

Se un utente continua a fare un uso maggiore a quello imposto dal proprio limite soft, e se il grace period � scaduto, non gli verr� permesso alcun utilizzo addizionale del disco, questo fino a quando l'utente (o il gruppo), ha ridotto il proprio uso fino a scendere al di sotto del limite soft.

Il grace period pu� essere espresso in secondi, minuti, ore, giorni, settimane o mesi, dando all'amministratore una certa libert� nel determinare la quantit� di tempo necessario agli utenti per scendere al di sotto del proprio limite soft sull'uso del proprio disco.

5.9.7.2. Abilitare il disk quota

NotaNota bene
 

Le seguenti sezioni forniscono una breve panoramica delle fasi necessarie per abilitare i disk quota con Red Hat Enterprise Linux. Per maggiori informazioni, consultare il capitolo riguardante i disk quota presente nella Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide.

Per usare i disk quotas, � necessario abilitarli. Questo processo � composto dalle seguenti fasi:

  1. Modifica di /etc/fstab

  2. Rimontaggio del file system

  3. Esecuzione del quotacheck

  4. Assegnazione dei quota

Il file /etc/fstab controlla il montaggio del file system con Red Hat Enterprise Linux. Poich� i disk quota vengono implementati in base al file system, sono possibili due opzioni — usrquota e grpquota — le quali devono essere aggiunti a file in questione per abilitare i disk quota.

L'opzione usrquota abilita i disk quotas basati sull'utente, mentre l'opzione grpquota abilita i quotas basati sul gruppo. Una o entrambe queste opzioni, possono essere abilitate posizionandole nel campo delle opzioni per il file system desiderato.

Bisogna eseguire quindi una procedura di unmount del file system in questione, per poi rimontarlo in modo da abilitare le opzioni relative al disk quota.

Successivamente, il comando quotacheck viene usato per creare i file del disk quota, e raccogliere le informazioni riguardanti l'uso corrente dai file gi� esistenti. I file del disk quota (chiamati aquota.user e aquota.group per quota basati sull'utente e sul gruppo), contengono le informazioni necessarie relative al quota, e risiedono nella directory root del file system.

Per assegnare i disk quota, usare il comando edquota.

Questo programma utility utilizza un editor di testo per visualizzare le informazioni del quota per l'utente ed il gruppo specificato come parte del comando edquota. Ecco un esempio:

 Disk quotas for user matt (uid 500):
  Filesystem      blocks       soft       hard     inodes     soft     hard
  /dev/md3       6618000          0          0      17397        0        0

Ci� mostra che l'utente matt utilizza 6GB di spazio, e oltre 17000 inode. Nessun valore di quota (soft o hard) � stato impostato per i blocchi del disco e per gli inodi, ci� significa che non vi � alcun limite per lo spazio del disco e per gli inode riguardante l'utente in questione..

Utilizzando l'editor di testo che visualizza le informazioni sul disk quota, l'amministratore di sistema � in grado di modificare i limiti soft e hard:

Disk quotas for user matt (uid 500):
  Filesystem      blocks       soft       hard     inodes     soft     hard
  /dev/md3       6618000    6900000    7000000      17397        0        0

In questo esempio, � stato conferito all'utente matt un limite soft di 6.9GB e un limite hard di 7GB. Non � stato impostato per il suddetto utente alcun limite soft o hard sull'inode.

SuggerimentoSuggerimento
 

Il programma edquota pu� essere usato per impostare il grace period per file system, utilizzando l'opzione -t.

5.9.7.3. Gestione dei disk quota

� necessario un certo metodo per la gestione del supporto dei disk quota con Red Hat Enterprise Linux. Tutto ci� che � richiesto � il seguente:

  • Generare dei rapporti sull'utilizzo dello spazio ad intervalli regolari (e seguendo gli utenti che mostrano di avere delle particolari difficolt� nella gestione dello spazio del disco a loro riservato)

  • Assicurarsi che i disk quota siano accurati

Creare un rapporto sull'uso del disco, comporta l'esecuzione del programma utility repquota. Usando il comando repquota /home si ottiene il seguente output:

*** Report for user quotas on device /dev/md3
Block grace time: 7days; Inode grace time: 7days
                        Block limits                File limits
User            used    soft    hard  grace    used  soft  hard  grace
----------------------------------------------------------------------
root      --   32836       0       0              4     0     0       
matt      -- 6618000 6900000 7000000          17397     0     0       

Per maggiori informazioni su repquota, consultate Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide, nel capitolo riguardante i disk quota.

Ogni qualvolta si esegue una procedura di unmount non corretta di un file system (per esempio a causa di un crash del sistema), � necessario eseguire quotacheck. Tuttavia, molti amministratori di sistema consigliano di eseguire quotacheck regolarmente, anche se non si � verificato il suddetto crash.

Il processo � simile all'uso iniziale di quotacheck quando si abilitano i disk quota.

Ecco un esempio del comando quotacheck:

quotacheck -avug

Il modo pi� semplice per eseguire quotacheck regolarmente, � quello di usare cron. Molti amministratori di sistema eseguono quotacheck una volta alla settimana, questo per� dipende dalle vostre specifiche condizioni.

5.9.8. Creazione dei RAID array

In aggiunta al supporto delle soluzioni hardware RAID, Red Hat Enterprise Linux supporta anche il software RAID. Per creare gli array RAID software sono disponibili due metodi:

  • Durante una installazione di Red Hat Enterprise Linux

  • Dopo aver installato Red Hat Enterprise Linux

Le seguenti sezioni affrontano questi metodi in modo pi� dettaglaito.

5.9.8.1. Durante una installazione di Red Hat Enterprise Linux

Durante il processo normale di installazione di Red Hat Enterprise Linux, � possibile creare i RAID array. Questo processo pu� essere eseguito durante la fase di partizionamento del disco.

Per iniziare, partizionate manualmente le vostre unit� utilizzando Disk Druid. Come prima cosa, dovete creare una nuova partizione del tipo "software RAID." Successivamente selezionate le unit� che desiderate implementare nel RAID array nel campo delle Unit� Autorizzate. Continuate selezionando la misura scelta e se desiderate la partizione come partizione primaria.

Una volta create tutte le partizioni necessarie per il RAID array, allora potete utilizzare il pulsante RAID per creare gli array. Vi verr� presentata una finestra di dialogo dove � possibile selezionare il mount point dell'array, il tipo di file system, il nome del dispositivo RAID, il livello di RAID, e le partizioni "software RAID" sulle quali viene basato l'array in questione.

Una volta creati gli array desiderati, il processo d'installazione continua normalmente.

SuggerimentoSuggerimento
 

Per maggiori informazioni sulla creazione di software RAID array durante il processo di installazione di Red Hat Enterprise Linux, consultate Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide.

5.9.8.2. Dopo aver installato Red Hat Enterprise Linux

Creare un RAID array dopo aver installato Red Hat Enterprise Linux risulta essere un p� pi� complesso. Come per l'aggiunta di qualsiasi disk storage, l'hardware necessario deve essere prima installato e configurato in modo corretto.

Il partizionamento � leggermente diverso per RAID rispetto alle singole unit� disco. Invece di selezionare un tipo di partizione di "Linux" (tipo 83) o "Linux swap" (tipo 82), tutte le partizioni che devono far parte di RAID array devono essere impostate su "Linux raid auto" (tipo fd).

Successivamente � necessario creare il file /etc/raidtab. Questo file � responsabile per la configurazione corretta di tutti i RAID array presenti sul vostro sistema. Il formato del file (il quale viene documentato nella pagina man raidtab(5)), risulta essere relativamente semplice. Ecco un esempio riguardante la voce /etc/raidtab per un RAID 1 array:

raiddev             /dev/md0
raid-level                  1
nr-raid-disks               2
chunk-size                  64k
persistent-superblock       1
nr-spare-disks              0
    device          /dev/hda2
    raid-disk     0
    device          /dev/hdc2
    raid-disk     1

Alcune delle sezioni pi� evidenti in questa voce sono:

  • raiddev — Mostra il file name del dispositivo per il RAID array[2]

  • raid-level — Definisce il livello RAID che deve essere usato da questo RAID array

  • nr-raid-disks — Indica il numero delle partizioni del disco fisico che devono far parte di questo array

  • nr-spare-disks — Il software RAID con Red Hat Enterprise Linux permette la definizione di una o pi� partizioni di riserva del disco; queste partizioni possono sostituire automaticamente un disco difettoso

  • device, raid-disk — Insieme essi definiscono le partizioni del disco fisico che costituiscono il RAID array

Successivamente � necessario creare il RAID array. Questo pu� essere fatto con il programma mkraid. Usando il nostro file /etc/raidtab, siamo in grado di creare il RAID array /dev/md0 usando il seguente comando:

mkraid /dev/md0

Il RAID array /dev/md0 � ora pronto per essere formattato e montato. Il processo a questo punto non � diverso dal processo di formattazione e montaggio di una unit� singola del disco.

5.9.9. Gestione giornaliera dei RAID Array

Il RAID array non ha bisogno di molta manutenzione per mantenere la propria operativit�. Se non si verifica alcun problema hardware, l'array dovrebbe funzionare proprio come se fosse presente una unit� singola. Tuttavia proprio come un amministratore di sistema dovrebbe controllare periodicamente lo stato di tutte le unit� disco presenti sul sistema, anche lo stato del RAID array dovrebbe essere controllato ad intervalli regolari.

5.9.9.1. Controllo dello stato dell'array con /proc/mdstat

Il file /proc/mdstat rappresenta il modo migliore per controllare lo stato di tutti i RAID array presenti su di un sistema particolare. Ecco un esempio di mdstat (da visualizzare con l'ausilio del comando cat /proc/mdstat):

Personalities : [raid1] 
read_ahead 1024 sectors
md1 : active raid1 hda3[0] hdc3[1]
      522048 blocks [2/2] [UU]
      
md0 : active raid1 hda2[0] hdc2[1]
      4192896 blocks [2/2] [UU]
      
md2 : active raid1 hda1[0] hdc1[1]
      128384 blocks [2/2] [UU]
      
unused devices: <none>

Sono presenti su questo sistema tre RAID array (tutti RAID 1). Ogni RAIDarray possiede la propria sezione in /proc/mdstat e contiene le seguenti informazioni:

  • Il nome del dispositivo del RAID array (non includendo la parte /dev/)

  • Lo stato del RAID array

  • Il RAID-level del RAID array

  • Le partizioni fisiche che compongono l'array (seguite dal numero dell'unit� array della partizione)

  • La misura dell'array

  • Il numero dei dispositivi configurati contro il numero dei dispositivi operativi presenti nell'array

  • Lo stato di ogni dispositivo configurato nell'array (U lo stato del dispositivo � OK, e _ che indica la presenza di alcuni problemi nel dispositivo)

5.9.9.2. Creazione di un RAID array con raidhotadd

Se /proc/mdstat mostra la presenza di un errore con uno dei RAID array, il programma utility raidhotadd deve essere usato per creare nuovamente l'array. Ecco le fasi necessarie per tale processo:

  1. Determinare quale unit� disco contiene la partizione in questione

  2. Correggere il problema (molto probabilmente sostituendo l'unit�)

  3. Partizionare la nuova unit� in modo che le partizioni presenti su di essa, siano identici a quelle presenti sull'altra unit� dell'array

  4. Emettere il seguente comando:

    raidhotadd <raid-device> <disk-partition>
  5. Controllare /proc/mdstat in modo da verificare il processo

SuggerimentoSuggerimento
 

Ecco un comando che pu� essere utilizzato per controllare il suddetto processo:

watch -n1 cat /proc/mdstat

Questo comando visualizza i contenuti di /proc/mdstat, aggiornandolo ogni secondo.

5.9.10. Logical Volume Management

Red Hat Enterprise Linux include il supporto per LVM. LVM pu� essere configurato mentre Red Hat Enterprise Linux viene installato, oppure pu� essere configurato dopo il completamento dell'installazione. LVM sotto Red Hat Enterprise Linux supporta il grouping fisico dello storage, il processo di ridimensionamento del logical volume, e la migrazione dei dati al di fuori di un volume fisico specifico.

Per maggiori informazioni su LVM, consultate Red Hat Enterprise Linux System Administration Guide.

Note

[1]

Per maggiori informazioni consultate la Sezione 5.9.5.

[2]

Nota bene, poich� il RAID array � composto da uno spazio partizionato, il file name del dispositivo di un RAID array, non riflette alcuna informazione riguardante il livello della partizione.

 
 
  Published under the terms of the GNU General Public License Design by Interspire